carlo/ Febbraio 14, 2019/ musica/ 0 comments

Vedere Mahmood al #dopofestival è stato rivelatore.

Ho soperto un ragazzo dagli occhi del colore dell’Arica antica.

Ho subito pensato agli occhi di Cleopatra ed ho subito pensato anche a Marcantonio. Mi è venuto alla mente un mondo capace di fondare
l’umanesimo nelle radici della storia nell’amore tra la penisola italica e un estuario di grandiosità, di fecondità e di cultura come l’Egitto.

Alessandro Mahmood decide di cantare #PaoloConte senza imitarlo, senza evocarlo ma capace di metterci il suo imprinting, trasformala come un bravo sarto sa fare con una poco di stoffa di qualità, riadattarla, ritgliando e ricucendo con maestria.

Ho subito postato su twitter #Mohamood per tutta la vita.

Poi l’ho ascoltato a Sanremo con il brano in concorso Soldi e mi ha emozionato. Ho sentito il suo cuore, la sua storia, le atmosfere della sofferenze che trasparivano come il sole dietro le nubi che tentano di offuscarlo, offuscare quella giovane età che è quella proria della vitalità e della ribellione.

Ho quindi capito il coraggio di un giovane uomo di cantare se stesso, i propri drammi, i propri spettri dell’età dell’infanzia e dell’adolescenza, dati in pasto alla critica del pubblico e di una politica patriarcale, maschilista, misognina, omofoba e xenofoba.

Mahmood, Alessandro, è un giovane italiano che sembra immigrato da chissà dove, ed invece è un ragazzo milanese che ha sfidato tutte le convenzioni di moda oggi, dall’ortodossia bigotta del padre mussulmano “che beve champagne durante il ramandam”, alla presunzione di poter riconoscere un connazionale dal colore della pelle, dallo spessore delle labbra o dal colore chiaro degli occhi e che canta della periferia di Milano, di un finto amore verso la madre, e di un padre che ti rende la vita difficile e ti fa perdere la casa in un giorno, e poi, il valore dei Soldi sopra ogni affetto familiare.

La sua sofferenza è ora anche nel suo video, forte come un cazzotto, emozionante come può esserlo lo sguardo di un bambino che da dietro del sediolino dell’auto, vede, ascolta, soffre in silenzio delle bugie di una figura assente e della quale non si prova altro che delusione.

La famiglia non è un bel posto, non è luogo dell’amore ma dei soldi.

Una lode va fatto alla regia di questo spot.

Conosco persone che non sanno raccontarsi in famiglia e alle persone che amano, per questo credo che Alessandro meriti rispetto, che sia etero o gay a me non interessa, so dire che mi ha conquistato!

Alessandro è molto di più di un sangue meticcio è il sapore del mediterraneo.

Alessandro è Mohamood è la contraddizione del nostro tempo con il talento da vendere.

Gli auguro di non perdersi questo modo d’essere e di trovare il coraggio di crescere senza mai rinnegare se stesso. Solo così sarà per tutta la vita! <3

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