carlo/ Luglio 6, 2020/ news, pensierinlibertà/ 0 comments

L’ingegnere Antonello Sannino ha postato, oggi , sul proprio profilo un post nel quale sostiene di possedere l’ennesima verità.

La verità è quella della sentenza in cui l’assoluzione è semplicemente dovuta a una lieve tenuità del fatto; in questo non vi è intento persecutorio né altro, la giustizia penale a cui ci siamo affidati d’ufficio a seguito di una querela, ha ritenuto che il reato penale imputato al signor Danilo di Leo ( all’epoca dei fatti già unito civilmente con l’ingegnere Sannino), questi lo abbia compiuto ma che, non fosse punibile per la sua lievità. Questa è cosa molto diversa da una assoluzione per non aver commesso il fatto e nonostante tutto ha appagato il desiderio di giustizia del querelante che ha visto riconosciuta la gravità del fatto seppure assolto.

Per chiarezza e dovere di giustizia si precisa che la soluzione alla quale è riuscita a pervenire la pregiatissima difesa dell’avvocato Telese è quella di una assoluzione per lieve tenuità del fatto.

Tale formulazione non costituisce assoluzione perché il fatto non sussiste o perché il fatto non è stato commesso.

Tale sentenza si è ottenuta perché seppure in presenza del fatto reato lo stesso è qualificato di lieve tenuità e quindi non merita di essere punito con l’ applicazione della sanzione penale .

Come è chiaro ed è giuridicamente riconosciuto siffatta tipologia di assoluzione lascia integra la responsabilità civile del suo autore.

Lo scrivente ha ritenuto di tutelare se stesso e non perseguire il signor Danilo di Leo e non ha volontariamente esercitato l’azione risarcitoria per cui, laddove si voglia porre sotto i riflettori un comportamento dello scrivente quale persecutorio, ancora una volta si dice una cosa non precisa. Quando si racconta che il signor Danilo Di Leo si sia soltanto difeso con passione ed ingenuità, si racconta un’altra bugia, perchè il Di Leo aveva volutamente commentato un post di un articolo scritto da un noto giornalista che aveva come protagonisti mio marito e me per la nostra unione civile
( cioè un’aspetto della vita privata di indiscutibile rilievo pubblico per la storia e la longevità della relazione nata in tempi di proibizionismo moralistico).

E egli usò affermazioni ritenute diffatorie chiamandomi “un commerciante mercenario riconosciuto da tutto il mondo LGBT come ladro” questa è la verità portata in tribunale e raccontata davanti alla, legge perchè si voleva l’acceramento attraverso un tribunale, altro sono favole.

La rilevanza penale è stata assolta dal giudice per le lievità del danno arrecatomi, ma ne ha accertato la sussistenza e quindi vale quanto sopra spiegato.

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