Vedi Napoli e puoi muori non l’ha inventato Alberto Agela ma Ghoete nel 1787

Carlo/ Dicembre 27, 2021/ news, pensierinlibertà/ 0 comments

« sagen sie hier. »Siehe Neapel und stirb! « Daß kein Neapolitaner von seiner Stadt weichen will, daß ihre Dichter von der Glückseligkeit der hiesigen Lage in gewaltigen Hyperbeln singen, ist ihnen nicht zu verdenken, und wenn auch noch ein paar Vesuve in der Nachbarschaft stünden. ( «Dicono qui. “Vedi Napoli e muori! “essun napoletano vuole lasciare Napoli perché i cantanti e poeti della città ne decantano le lodi in maniera così iperbolica, che il desiderio (di restare) non è imputabile a chi rimane. Anche se un paio di vesuvi si possono trovare anche altrove. – Italienische Reise. Zweiter Teil. Neapel. 3. März 1787)

Napoli è una bellissima città che vanta una storia da grade capitale europea del 700.

Il declino susseguente all’Unità d’Italia è tutto nella storia del Banco di Napoli oggi IMI San Paolo che per illudere i napoletani solo nel capoluogo partenoeo mantiene l’antico nome per l’illusione di un antica poternza e prestigio ormai svanito. Mentre tutti si spellano le mani a scrivere commenti emozionanti su una Napoli stereotipata mostrata su Rai 1 dal bravissimo Aleberto Angela, io sono deluso ed ho come l’impressione che molti degli amici che seguo sui social, vivano quella trasmissione come una vendetta culturale o un grossolano contrappasspasso e si sentano ripuliti da una condiderazione recente di un giornale francese che definiva Napoli “il terzo mondo d’Eurorpa”.

Eppure al declino susseguente l’Unità d’Italia si moltiplica con l’effetto Camorra descritta come fiction in Gomorra, che romanza fatti e misfatti della “mala” traendo origine dal un best seller di fama mondiale scritto da Roberto Saviano, contro cui si scaglia parte della boghesia intellettuale napoletana, ignara o indifferete al forte contropotere criminale che nelle stesse ore della medesima trasmissione celebrativa dei fasti del passato, continuava la sua mattanza metropolitana, uccindendo l’ennesimo lavoratore innocente a Boscoreale, rivitalizzando quella immagine, altra e ugualemente stereotipata, offerto dalla stesa serie Gomorra.

Ma con un tasso di dispersione scolastica tanto alta e di povertà e di basso reddito pro capite, come e quando secondo gli stessi commentatori napoletani, Napoli riuscirà a alzare il viso verso l’alto?

Eppure, non una riflessione in profondità che andasse al di qua dello sterotipo. Tutti festeggiano i dati auditel come se la Rai cedesse Royalty al Comune di Napoli per un welfare già da anni in ginocchio; allo stesso modo non si elabora criticamente una narrazione la terza vita di napoli e che è quella che si esprime nella resilienza di quanti a Napoli sopravvivano ad entrambe le realtà riuscendo a dnon impazzire nel dialogo tra bene e male, vita e morte, in un panorama affascinante ed ammaliante che alla fine estranea, distrae e incanata proprio come il canto della Sirena da cui nacque la città di Parthenope e che ammaliò anche Ulisse.

Piero Angela conosce superficialmente Napoli o i suoi autori non hanno fatto un gran lavoro?

Essi non ci hanno mostrato il nascosto, quello che c’è e che non si narra.

E’ comodo stare sempre li a mostrare il Teatro San Carlo ( bellezza e eccellenza senza fine), ma è quello che di buono hanno fatto i Borbone trecento anni fa, ma il termometro della mediocrità è stato l’inciampo culturale profondo nel laciare cantare a Gabriella Ferri il cavallo di battaglia del grandioso NINO TARANTO che rese celebre la canzone “dove stà Zazà”.

Nino Taranto è un patrimonio culturale sacrificato come il ricordo di altri grandi napoletani come Petito, Raffaele Viviani, Tina Pica, Dolores Palumbo, oppure i fratelli Giuffrè, Luisa Conte per parlare del passato e per citarne alcuni e non ho citato ed altre stars della sceneggiata napoletana come Mario Merola e tanti altri che da oltre 200 anni hanno contribuito a rendere popolare il melodramma ottocentesco e dando vita alla cultura pop.

La gamma dei grandi attori di teatro e cinema e la vitalità delle arti figurative di Napoli è talemente vasta ed enorme che da una trasmissione che voleva narrare una notte a Napoli ci saremmo immagiati di vedere altro, l’invisibile, quello fuori dai circuiti mainstream ed invece ci siamo trovati il solito polpettone già narrato e celebrato in altre mirabili e simili trasmissioni televisive che, regalano un pezzo di verità evidente dalle stesse emittenti che poi scelgono mandere in diretta nazionale sempre la prima della Scala a discapito del San Carlo.

Perdonate, dunque chi come me non solo non riesce a giore di quella trasmissione, ma ad un certo punto ha preferito cambiare canale, forse perchè annoiato, deluso e infastidito dalle tante banalità di uno spot turistico ( non valutato come tale) e che è assai lontana dalla cultura innovativa di una città ben oltre il narrato, che agli occhi di chi legge non appare la città del presente ma quella del passato.

Certo è che va riconosciuto ad Alberto Angela il suo amore per Napoli, io gliene do pieno riconoscimento.

La mia è un a critica mossa dall’amore e dalla sofferenza di chi resta e cerca di fare il meglio per Napoli.

Insieme dobbiamo amare e sostenere chi parla bene della città di Napoli, ma sembre con obiettivo distacco e compassionevole sguardo alle sue contraddizioni tra amorevole solidarieta e assurda ferocia. Napoli deve riprendersi il suo posto nella storia a non lo potrà mai fare senza una cittadinanza onestamente ancorata ai propri valori etici legati all’anti camorra, alla legalità ed alla solidarietà ed al bello come categoria assoluta che passa per la cura degli spazi pubblici e per i servizi efficienti.

Per ora Napoli è lontanissima da questo ed è il terzo mondo d’Europa, con un paesaggio tra i più belli del mondo, non per merito di chi l’amministro o la gestisce o ne promuove l’immagine. Noi, siamo un popolo generoso ma indomito, indisciplinato e largamente caciarone dove si confondiamo ancora l’astuzia con l’intelligenza e la furbizia con la preparazione.

Napoli deve imparare ad andare a scuola, a rispettare le regole e le leggi, Napoli sarà bella fino in fondao quando la trasformazione sarà profonda e irreversibile e per merito dei cittadini che l’abitano e non per il miracolo di un Santo. Gennaro, che invece è sicuramente più incline a guarire e ptroteggere le persone più deboli e vulnerabili per custodire il cuore buono di Napoli che a premiare e peservare quello dei “malament”.

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